Dissociàti

Grazie al più grande format televisivo che la recente storia della scatola magica possa vantare, Blob, anche questa sera ho avuto il mio sunto di unto televisivo e di unti dal signore. Si parla sempre troppo di Lui, a mio parere, per cui volgerò le mie riflessioni a quella nuova e giovane Italia che era alla fiera di Roma nello scorso Week End, e la porzione di Italiani che in loro rivede se stessa.
E' una porzione cospicua, tale da meritare considerazione e rispetto, da dover suscitare umiltà e curiosità verso un fenomeno antico e mutante della cultura del nostro paese, o di quel che ne resta. L'umiltà mi impone di ossevare quei volti e ascoltare quelle parole, cercando di trattenere la rabbia e lo sdegno che implacabilmente sgorgano dalle mie viscere, placate le quali, mi ritrovo a sorridere. Sorridere per la banalità del teorema che regge il fenomeno 'populiso mediatico', che non è una brutta parola ma un dato di fatto. Il teorema potrebbe essere riassunto dicendo che, più grande è un buco, più è facile riempirlo con qualsiasi cosa. Il buco in questo caso, è scavato nella cultura e nella memoria storica del paese e della gente che lo compone.
Il buco c'è, si è creato, e come tutte le cose enormi non può avere causa in un solo fattore, come non la ebbe la caduta dell'Impero Romano, dell'URSS e del sistema economico, al quale stiamo impietosamente assistendo in questi mesi. Qualcuno forse ha voluto che si ingrnadisse per compiere agevolmente giochi di prestigio ma nessuno ha cercato di chiuderlo, di difendere le rovine del tempio della cultura Italiana.
Ecco perchè sorrido, oggi, mentre scorrono le immagini di Blob. Sorrido chiedendomi come sia possibile che questo carrozzone sia ancora in piedi? Come può un presidente del Consiglio scimmiottare l'inno nazionale che i suoi fedelissimi recitano come se lo avessero scritto loro e fosse l'inno di partito? Come si può parlare di libertà come fosse stata tolta e poi cercare di toglierla annullando (o screditando, per ora) le funzioni del parlamento che la difende?
E come può essere Dario Franceschini il Capo dell'opposizione ( rido ancora mentre ci penso )? Come può essere accaduto che nel paese di Dante Bondi sia il ministro della cultura? Come può essere sindacalista chi distrugge con l'agire la sacralità del sindacato e come possono definirsi comunisti arrivisti piccolo borghesi, in quello che fu il paese del più grande partito comunista d'occidente con il più grande sindacato? Come è possibile non solidarizzare con i migranti, noi popolo di migranti per eccellenza, fenomeno mai arrestato del tutto e che torna a spezzare vite ed affetti in migliaia di giovani Italiani che sono costretti a lasciare la loro terra? Ed ancora noi, andiamo in giro a fare 'ronde' quando 'non vogliamo ebrei neri messicani ed italiani' è una delle massime del razzismo globale?
Tante e tante le domande che si addensano nella mia mente mentre scorrono quelle immagini grottesche di un paese alla deriva, una deriva culturale innanzitutto, perchè l'economia àncora nel porto del capitalismo globale. Ecco, questo è lo stato della cultura Italiana, alla deriva, fluttuante cioè in un mare di possibili soluzioni senza averne alcuna.
Se dovessi dare una risposta alla domanda 'Ma qual'è il male antico e mutante di cui è afflitta la cultura Italiana?' risponderei la dissociazione.
La dissociazione, in psichiatria definita come disturbi accomunati da dimenticanze di dati personali importanti, tali da non essere spiegati come semplici dimenticanze.
Uno dei più grandi poeti, scrittori, registi, intellettuali, uomini, del XX secolo, Pier Paolo Pasolini, scrisse:
"L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai
da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,
di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.
Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza
a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce."
Forse in quanto Italiano, anche Pasolini è vittima della dissociazione, quasi dimenticato dalle masse popolari italiane a cui rivolse la sua opera.
Michele De Rosa