giovedì, 17 settembre 2009

 

Violenti

5_400_17

Apparteniamo ad una rara generazione della storia dell'umanità, in una fetta di mondo contemporaneo.

Apparteniamo ad una generazione che non conosce l'urlo della morte, i crampi della fame. Una generazione che  non ha mai visto i chiaroscuri di palazzi sventrati, la geografia imposta sulle mura crivellate di colpi, annerite dal fuoco.

Apparteniamo ad una generazione senza memoria, che non ha nulla da ricordare. Le nostre narici non hanno assaporato l'odore della putrefazione dei corpi,  il peso dell'aria invasa dalla polvere. Le nostre orecchie non conoscono il fragore della frantumazione. La nostra anima non è stata stuprata dalla disgregazione delle nostre famiglie, dei nostri cari, dalla sopravvivenza alla morte dei nostri figli, fratelli, amici nel cuore della gioventù. Le nostre mani non hanno scavato loro delle fosse, mentre il cuore pompava sangue invaso dal terrore nelle teste abbagliate dalla disperazione.

Noi ignoriamo quanta violenza è nascosta nelle viscere di un essere umano minacciato, accecato, quando spegne la mente, unica a distinguerlo dalle altre specie.

Apparteniamo quindi ad una generazione ignara di quale sia il processo di disumanizzazione dell'essere umano e di come si inneschi. Apparteniamo ad una generazione priva di anticorpi. Una umanità distratta e psicotica, vittima di una così rapida evoluzione tecnologica e sociale da provocare un embolo alla coscenza. Un popolo dissocitao dalla storia.

Apparteniamo ad una generazione pericolosa: una generazione che non consce il terrore ma ha paura di tutto, ignara del reale, drogata da falsi modelli, seduta distrattamente su una vera polveriera.

La rivelazione impietosa e improvvisa dei suoi fragili equilibri a questa umanità, è la miccia di quella polveriera. E' la chiave che apre le porte della cantina della storia, con i suoi fantasmi, i suoi spettri, i suoi incubi.

La generazione a cui appartenamo è impreparata ad affrontarli. E' incapace di affrontare se stessa, la sua stessa violenza, covata giorno per giorno nella frustrazione di inseguire la propria ombra.

Michele De Rosa

Ideato da berlinguer | commenti (4)(popup) | commenti (4)
categoria: politica, guerra, violenza, precario
giovedì, 17 settembre 2009

 

Progresso

LimongelliIn bianco e nero - maniera nera su zinco - 2007.jpg

 

da "Sula traccia di Nives" di Erri De Luca

 "... Alla parola 'progresso' riconosco il solo valore di risparmiare energia. L'aratro, la ruota, gli utensili, questo hanno ottenuto. La cosa streitosa della nostra specie è che le macchine del progresso, del risparmio di sforzo, non sono state usate per avere poi più  tempo libero, anzi per aumentare il prodotto del lavro.

Aumentavano gli arnesidel progesso e non diminuiva il tempo del lavoro. La nostra specie accumulava progresso, ma non sollievo.  La madre dell'amico Giuliano Fachiri, verso la fine degli anni cinquanta ebbe per laprima volta una lavatrice. Pe la prima volta non doveva lavare i panni di cinque figli maschi e del marito. A vedere quanto tempo del giorno le veniva risparmiato, disse: <<Beh, ora mi ci vorrebbero altri cinque figli>>. Non le passò per la testa il pensiero di quanta faticaaveva fatto fino ad allora, nè l'idea di potersi riposare, al contrario, nel tempo che le avanzava poteva badare ad altri cinque figli."

MDR

Ideato da berlinguer | commenti (popup) | commenti
categoria: progresso
martedì, 21 aprile 2009

  

Aforisma del giorno:

"L'unico modo per beffare la morte è vivere come non dovesse arrivare mai"

MDR

Ideato da berlinguer | commenti (2)(popup) | commenti (2)
categoria: aforismi miei
lunedì, 20 aprile 2009

 

Una vita da raccontare: Neal Cassady

 

Torno con Furore a raccontare una vita, una di quelle che meritano di essere vissute e quindi di essere raccontate.

L'ultima volta che sono sfuggito alla morsa del tempo ed ho scritto delle righe su queste pagine in bianco e nero, ho scelto di scrivere del capolavoro di J.Kerouac, il padre della beat generation, oltre che inventore dello stesso termine.

Quella di "On thr road" è in realtà un'autobiografia, che l'autore scrisse quindi avvalendosi di esperienze realmente vissute e di persone realmente incontrate. Come quel Dean Moriarty, coprotagonista del romanzo, figura emblematica della generazione beat, incarnazione della libertà e dello spirito del viaggio. Nel mondo reale meno affascinante e più crudele, Dean si chiamava Neal, Neal Cassady ma non era affatto meno affascinante del suo omologo raccontato da Kerouac.

Cassady nacque realmente in viaggio, per strada o, se preferite, on the road. Rimase prestissimo orfano di madre e visse col padre alcolizzato, proprio come raccontato nel libro. Fu arrestato per furti d'auto varie volte prima di trasferirsi a New York ove ebbe occasione di incontrare i più importanti scrittori Beat. Dean - Neal ebbe una vita sentimentale, ma forse sarebbe meglio dire sessuale, molto movimentata. Sposato 3 volte e padre di quattro figli, era un esteta scansonato con una immensa energia vitale che non si sforzò mai di risparmiare.

La sua incredibile vita è raccontata oltre che nel romanzo dell'amico Jack, nella sua autobiografia "I Vagabondi", a cui lavorò tra il '48 ed il '54.

Incontrò la morte camminando senza meta lungo dei binari, finché non cadde senza vita.

Michele De Rosa

"L'arte è buona quando muove dalla necessità; questo tipo di origine ne garantisce il valore, e nient'altro"

Neal Cassady

Ideato da berlinguer | commenti (popup) | commenti
categoria: viaggi, libri, letteratura, beat generation
giovedì, 09 aprile 2009

 

"Sulla Strada" di Kerouac

 

(...) e seppi che avevo vissuto un' intera vita e molte altre ancora nel povero guscio della mia carne fatta di atomi, e sognai tutti i sogni possibili.

MDR

Ideato da berlinguer | commenti (1)(popup) | commenti (1)
categoria: viaggi, cultura, letteratura
lunedì, 30 marzo 2009

 

Dissociàti

 

Grazie al più grande format televisivo che la recente storia della scatola magica possa vantare, Blob, anche questa sera ho avuto il mio sunto di unto televisivo e di unti dal signore. Si parla sempre troppo di Lui, a mio parere, per cui volgerò le mie riflessioni a quella nuova e giovane Italia che era alla fiera di Roma nello scorso Week End, e la porzione di Italiani che in loro rivede se stessa.

E' una porzione cospicua, tale da meritare considerazione e rispetto, da dover suscitare umiltà e curiosità verso un fenomeno antico e mutante della cultura del nostro paese, o di quel che ne resta. L'umiltà mi impone di ossevare quei volti e ascoltare quelle parole, cercando di trattenere la rabbia e lo sdegno che implacabilmente sgorgano dalle mie viscere, placate le quali, mi ritrovo a sorridere. Sorridere per la banalità del teorema che regge il fenomeno 'populiso mediatico', che non è una brutta parola ma un dato di fatto. Il teorema potrebbe essere riassunto dicendo che, più grande è un buco, più è facile riempirlo con qualsiasi cosa. Il buco in questo caso, è scavato nella cultura e nella memoria storica del paese e della gente che lo compone.

Il buco c'è, si è creato, e come tutte le cose enormi non può avere causa in un solo fattore, come non la ebbe la caduta dell'Impero Romano, dell'URSS e del sistema economico, al quale stiamo impietosamente assistendo in questi mesi.  Qualcuno forse ha voluto che si ingrnadisse per compiere agevolmente giochi di prestigio ma nessuno ha cercato di chiuderlo, di difendere  le rovine del tempio della cultura Italiana.

Ecco perchè sorrido, oggi, mentre scorrono le immagini di Blob. Sorrido chiedendomi come sia possibile che questo carrozzone sia ancora in piedi? Come può un presidente del Consiglio scimmiottare l'inno nazionale che i suoi fedelissimi recitano come se lo avessero scritto loro e fosse l'inno di partito? Come si può parlare di libertà come fosse stata tolta e poi cercare di toglierla annullando (o screditando, per ora) le funzioni del parlamento che la difende?

E come può essere Dario Franceschini il Capo dell'opposizione ( rido ancora mentre ci penso )? Come può essere accaduto che nel paese di Dante Bondi sia il ministro della cultura? Come può essere sindacalista chi distrugge con l'agire la sacralità del sindacato e come possono definirsi comunisti arrivisti piccolo borghesi, in quello che fu il paese del più grande partito comunista d'occidente con il più grande sindacato? Come è possibile non solidarizzare con i migranti, noi popolo di migranti per eccellenza, fenomeno mai arrestato del tutto e che torna a spezzare vite ed affetti in migliaia di giovani Italiani che sono costretti a lasciare la loro terra? Ed ancora noi, andiamo in giro a fare 'ronde' quando 'non vogliamo ebrei neri messicani ed italiani' è una delle massime del razzismo globale? 

Tante e tante le domande che si addensano nella mia mente mentre scorrono quelle immagini grottesche di un paese alla deriva, una deriva culturale innanzitutto, perchè l'economia àncora nel porto del capitalismo globale. Ecco, questo è lo stato della cultura Italiana, alla deriva, fluttuante cioè in un mare di possibili soluzioni senza averne alcuna.

Se dovessi dare una risposta alla domanda 'Ma qual'è il male antico e mutante di cui è afflitta la cultura Italiana?'  risponderei la dissociazione.

La dissociazione, in psichiatria definita come disturbi accomunati da dimenticanze di dati personali importanti, tali da non essere spiegati come semplici dimenticanze.

Uno dei più grandi poeti, scrittori, registi, intellettuali, uomini, del XX secolo, Pier Paolo Pasolini, scrisse:

"L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza

a vedere morire nel modo più atroce 
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.

Forse in quanto Italiano, anche Pasolini è vittima della dissociazione, quasi dimenticato dalle masse popolari  italiane a cui rivolse la sua opera.

Michele De Rosa

Ideato da berlinguer | commenti (2)(popup) | commenti (2)
categoria: cultura, italia, politica, riflessioni
martedì, 24 marzo 2009

 

EROI

Appena nato ti fanno sentire piccolo
non ti danno il tempo, invece di dartelo tutto
finché il dolore si fa così grande
che non senti proprio niente
bisogna essere un eroe della classe operaia
bisogna essere un eroe della classe operaia

prima ti feriscono a casa tua e colpiscono la tua scuola
ti odiano se sei intelligente e disprezzano gli stupidi
finché sei così dannatamente pazzo
che non riesci a seguire le loro regole
bisogna essere un eroe della classe operaia
bisogna essere un eroe della classe operaia

quando ti hanno torturato e terrorizzato per venti assurdi anni
poi si aspettano che intraprendi una carriera
quando non puoi funzionare davvero sei così impaurito
bisogna essere un eroe della classe operaia
bisogna essere un eroe della classe operaia

ti tengono drogato con la religione, il sesso e la TV
e pensi di essere così intelligente,
di non appartenere a nessuna classe e di essere libero
ma resti dannatamente zotico, per come la vedo io
bisogna essere un eroe della classe operaia
bisogna essere un eroe della classe operaia

continuo a dirti che c'è una stanza in cima
ma prima devi imparare a sorridere mentre uccidi
se vuoi imparare a essere come la gente sulla montagna
bisogna essere un eroe della classe operaia

si, bisogna essere un eroe della classe operaia
se vuoi essere un eroe, bene, seguimi
se vuoi essere un eroe, bene, seguimi.

John Lennon

 

Ideato da berlinguer | commenti (popup) | commenti
categoria: musica, lavoro
venerdì, 20 marzo 2009

 

 

In cubi

Una notte senza stelle
da solo
cammino per strada
cavalli impazziti
avvocati corrotti
e preti senza dio
cadono dal cielo.
occhi iniettati di sangue
mi scrutano.
Scappo senza meta
inseguito da lupi
che diventano donne
e donne travestiste da assassini.
Mi rifugio tremante
in una casa abbandonata;
il sogno è quasi finito
ma ho il tempo
di andare alla finestra
e vedere che
la vita è come l'erba che brucia.

Roberto Maresca

Ideato da berlinguer | commenti (1)(popup) | commenti (1)
categoria:
giovedì, 19 marzo 2009

 

 

 Cesare Pavese

Tu sei per me una creatura triste,
un fiore labile di poesia,
che, nell'istante stesso che lo godo
e tento inebriarmene,
sento fuggire lontano
tanto lontano,
per la miseria dell'anima mia,
la mia miseria triste.
   Quando ti stringo pazzamente al cuore
e ti suggo la bocca,
a lungo, senza posa,
sono triste, bambina,
perchè sento il mio cuore tanto stanco
di amarti così male.
   Tu mi dai la tua bocca
e insieme ci sforziamo di godere
il nostro amore che sarà mai lieto
perchè l'anima in noi è troppo stanca
dei sogni già sognati.
   Ma sono io sono io il vile,
e tu sei tanto in alto
che, quando penso a te,
non mi resta che struggermi d'amore
per quel poco di gioia che mi dài,
non so se per capriccio o per pietà.
   La tua bellezza è una bellezza triste
quale avrei mai osato di sognare,
ma, come tu mi hai detto, è solo un sogno.
   Quando ti parlo le cose più dolci
e ti stringo al mio cuore
e tu non pensi a me,
hai ragione, bambina:
io sono triste triste e tanto vile.
   Ecco, tu sei per me
null'altro che una fragile illusione
dai grandi occhi di sogno,
che per un'ora mi si stringe al cuore
e mi ricolma tutto
di cose dolci, piene di rimpianto.
   Così mi accade quando stancamente
mi struggo a infondere nei versi lievi
un mio spasimo triste.
   Un fiore labile di poesia,
nulla di più, mio amore.
   Ma tu non sai, bambina,
e mai saprai ciò che mi fa soffrire.
Continuerò, piccolo fiore biondo,
che hai già tanto sofferto nella vita,
a contemplarti il viso che ti piange
anche quando sorride
 - oh la dolcezza triste del tuo viso!
non saprai mai, bambina -
continuerò a adorare accanto a te
le tue piccole membra melodiose
che han la dolcezza della primavera
e son tanto struggenti e profumate
che io quasi impazzisco
al pensiero che un altro le amerà
stringendole al suo corpo.
   Continuerò a adorarti,
e a baciarti e a soffrire,
finchè tu un giorno mi dirai che tutto
dovrà essere finito.
   E allora tu non sarai più lontana
e non mi sentirò più stanco il cuore,
ma urlerò dal dolore
e ribacerò in sogno
e mi stringerò al petto
l'illusione svanita.
   E scriverò per te,
per il tuo ricordo straziante
pochi versi dolenti
e tu non leggerai più.
   Ma a me staranno atroci
inchiodati nel cuore
per sempre.

Ideato da berlinguer | commenti (popup) | commenti
categoria: poesia
lunedì, 09 marzo 2009

"Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Master


Julian Scott
Ormai verso la fine
la verità degli altri per me era falsità:
la giustizia degli altri per me era ingiustizia;
le loro ragioni di morte per me erano ragioni di vita;
le loro ragioni di vita per me erano ragioni di morte;
io avrei ucciso quelli che salvavano,
e salvato quelli che uccidevano.
E mi resi conto che un dio, se venisse sulla terra,
e dovesse esprimere ciò che vede e pensa,
non potrebbe vivere nel mondo degli uomini
e agire in mezzo a loro fianco a fianco
senza conflitti continui.
La polvere è per strisciare,il cielo è per volare -
perciò, o anima, che ormai ti sono cresciute le ali,
vola alta verso il sole!

 

Ideato da berlinguer | commenti (3)(popup) | commenti (3)
categoria: poesia, libri